Salve a tutti.

Oggi parleremo di scogliera, la magica scogliera che ogni volta ci fa sognare ed immaginare l’impossibile!!! Con il suo fondale caratteristico, con il suo odore di cozze, con le sue tane, con quel magico incontro tra scoglio e sabbia. Posto ricco di specie ittiche tra le quali il nostro amato sarago, pesce che oggi andremo a conoscere da vicino con un bellissimo articolo sul sarago da scogliera!!

Il sarago (Diplodus) fa parte della famiglia degli sparidi come l’orata, si sottodivide in più  sottospecie. Le più famose che possiamo trovare nei nostri mari sono: il sarago  maggiore (reale), fasciato, pizzuto, faraone e sparaglione o sparlotto. I saraghi, eccetto il faraone(lo si trova difficilmente nel Mediterraneo, più nell’Oceano), vivono e popolano le nostre coste quasi 365 giorni l’anno, sia nel periodo estivo che nel periodo invernale. Maggiori catture si possono avere sicuramente nel periodo autunnale dove non è raro incontrare esemplari over-size (al di sopra del chilo). Il sarago predilige sia fondali misti o rocciosi poiché si nutre di cibo da scogli naturali (cozze e piccoli invertebrati) come anche l’orata, sia fondali sabbiosi poiché si nutre anche di moltissimi vermi di sabbia come  l’arenicola, tremarella e cordella. Inoltre predilige le scogliere anche per un ovvia ragione: le molteplici possibilità di rintanarsi!!Il sarago è un ottimo nuotatore, potente più della spigola e dell’orata, sa’ muoversi con disinvoltura tra le onde e le forti correnti. E’ soprattutto  presente in zone ossigenate come tra la schiuma dell’onda, e proprio per questo con mare attivo pescare il sarago sotto scoglio è una mossa vincente! Particolare attenzione va data ai suoi denti: quasi umani, in grado di recidere qualsiasi terminale. Generalmente i saraghi non superano il chilo e mezzo di peso e incontrare un over-size non è poi così semplice, per questo la pesca al sarago da scogliera è molto stimolante. Non si sa mai cosa c’è sotto quello scoglio!! Ora scopriamo questo meraviglioso pesce con la tecnica della bolognese.

Dopo un breve incipit sul sarago, che molti di voi conosceranno già perfettamente, ci soffermiamo sulla nostra azione di pesca: dove, come, quando e perché.

Le scogliere si suddividono in due categorie: naturali e artificiali; Quelle naturali sono ricche di fauna e flora, le scogliere artificiali sono inizialmente spoglie e solo dopo qualche anno incominciano a popolarsi di vita, per questo necessitano di tempo per divenite un buono spot di pesca. La nostra azione di pesca si svolgerà su scogliere ricche di vita. Quando arriviamo sullo spot, cerchiamo sempre di individuare gli scogli semi-emersi più ricchi di cozze e fermiamoci lì. Questo perché potremmo trovare con più facilità il nostro amico sarago, ed inoltre c’è da pensare che nelle precedenti mareggiate parte delle cozze, flora e fauna tra gli scogli si sono staccati cadendo sul fondale e offrendo spesso un magico letto di pastura.

Il sarago è un pesce di fondale, per cui avrebbe poco senso realizzare una montatura a mezz’acqua o in superficie. Salvo mare particolarmente attivo, quindi, opteremo per una montatura sul fondale che sia a striscio o che sia rialzata di qualche centimetro in caso di scogli sul fondale.

Le migliori condizioni per effettuare una pesca al sarago da scogliera sono quelle di mare in scaduta o con presenza di lieve risacca, ciò rende i primi metri di battigia un tappeto di schiuma, perfetto per il sarago. In queste condizioni, se il pesce è presente nelle vicinanze, riuscirete a fare veramente un bel carniere di saraghi di tutto rispetto. Anche con mare piatto non è difficile imbattersi nei saraghi, spesso proprio sotto scoglio. Piccolo trucco è quello di scovare buche  nelle vicinanze della scogliera: quante volte sondando il fondale ci è capitato di trovare nei paragi un grosso canale profondo o ancora meglio una buca tra i scogli … bhé considerate quella buca il regno del sarago!!

Veniamo ora all’attrezzatura consigliata per una sana e produttiva pesca da scogliera al sarago: ci vogliono canne da bolognese con azione rigida o progressiva abbastanza lunghe dalla 6 mt per le acque basse, ma anche dai 7 mt fino ai 9 mt. Questo perché il sarago è un osso duro anche nei combattimenti, le sue fughe spesso finiscono a ridosso dei scogli, e quante volte vi è capitato di perdere un bel sarago proprio tra i scogli? Ecco la soluzione: l’impiego di canne lunghe con azione progressiva stanca il pesce molto più facilmente, in più si può evitare che il pesce si rintani tra gli scogli tenendo la canna in acqua. Ovviamente quando si incontra il big, sopra il kg, è la situazione in cui “comanda lui” e solo una canna potente e progressiva vi farà portare a guadino un sarago di quella stazza. Ricordiamo che stiamo pescando con canne da bolognese e con fili che vanno dal 0,10 allo 0,16 in alcuni casi!!!

Ritornando all’attrezzatura consiglio l’impiego di mulinelli potenti e robusti, soprattutto che siano dei veri e propri carri armati, e che anche a contatto con l’acqua marina (in scaduta o mare semi attivo) non si deteriorano con il tempo. Ottimi gli Shimano e i Ryobi. La taglia del nostro mulinello andrà dal 2000 al 3000. Il filo che andremo a caricare in bobina sarà di media portata: uno 0,14mm fa il caso nostro ma anche 0,16mm in caso di mare mosso. Con mare calmo e trasparente spostate la scelta su un ottimo 0,12mm, o anche per una pesca molto tecnica. I terminali hanno come parola chiave l’ottima qualità. Servono i migliori in commercio, i denti del sarago  possono recidere di tutto. In situazione di mare piatto consiglio un ottimo 0,10mm o un buon 0,12mm, mentre con mare mosso o pesca in buca non scendete sotto lo 0,12mm perché sarebbe da suicidio ;) .

Come dicevamo inizialmente, il sarago è un pesce di fondale, l’ausilio di lenze leggere ma non troppo è la chiave per questa pesca. Scegliamo il nostro galleggiante in base alla condizione di corrente e in base alla profondità, lavoriamo con dei galleggianti da 1gr a salire e ricordiamo che la nostra esca deve stare radente il fondo.

Qui sotto vi mostro due classiche montature sia per mare mosso che per mare calmo per il sarago:

 

     

 

Gli ami sono importantissimi, ottimi quelli robusti e ben affilati. Per il bigattino consiglio le misure dal n°16 al n°20, per l’innesco della cozza o di piccoli invertebrati un ottimo n°16. La spallinata dovrà essere regolata in base alla tipologia e forza della corrente: consiglio di iniziare la propria sessione di pesca con una spallinata equidistante ed omogenea (classica) per poi andare a modificare man mano e in base alla situazione l’apertura o chiusura dei pallini. Chiudendo verso il basso avremo sì una lenza più ferma sul fondale, ma avvolte non è questa la chiave del “colpaccio”. Se notiamo una forte corrente laterale e leggermente ad uscire aumentate il fondo della vostra lenza con una spallinata equidistante, ciò fa si che la lenza si distenda sul fondale senza andare a gravare sulla morbidezza e naturalezza della presentazione dell’esca. Questo è naturalmente consigliabile solo in caso di fondale sabbioso. Eccone un esempio grafico:

 

 

Esche e innesti:

Il bigattino è la soluzione più economica e redditizia di pesca al sarago che, seguita da una buona pasturazione, ci regalerà ottime catture. Possiamo pescare il sarago anche con coreano, cordella, arenicola e “Bottacciolo”. Nel caso volessimo selezionare la taglia, sicuramente l’impiego di una cozza fa al caso nostro. La pasturazione può avvenire con bigattini, sfarinati già pronti all’uso o con una tipologia di pasturazione più naturale come quella delle cozze schiacciate e gettate in mare. Io personalmente utilizzo mixare tutte queste alternative, pescando con il bigattino imposterò la pasturazione così: Prendo un secchio largo e vi getto dentro lo sfarinato-pronto per saraghi e orate, aggiungo bigattini (non troppi) cozze schiacciate (che potete tranquillamente trovare sullo spot) e quando ne ho a disposizione, anche un po’ di pellets per uso sportivo per saraghi e orata, a questo punto mischio il tutto con un po’ di acqua fino a far diventare l’impasto omogeneo. Ci servirà una pasturazione di fondo compatta e meno farinosa possibile, in modo che non si sciolga a mezz’acqua.

Una volta preparato il tutto e deciso dove lanciare la lenza gettiamo 2-3 palle di pastura grandi quanto un palmo di una mano e caliamoci sopra la nostra lenza con bigattino, ogni tanto ripeteremo nello stesso punto il lancio della pastura in formato di palline più piccole e alterniamo anche qualche fiondata di bigattino. Il gioco è fatto, il divertimento è garantito!!

PS: La pesca al sarago è possibile anche con tecnica ultralight, ossia con terminali molto sottili. Questa tipologia di pesca necessita di molto manico e mette a dura prova qualsiasi pescatore anche molto esperto, è una vera e propria sfida tra noi e il pesce!

Ricordiamo che è buona norma rilasciare i pesci sotto misura, in modo da rispettare l’ambiente marino e tutelare la specie.

Un saluto a tutti,Dusty!!

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